Il secondo consiglio che vi forniamo per migliorare la salute psicofisica ed il benessere rappresenta l’altra faccia della medaglia della prima tip: aumentare le emozioni positive.

 

Ma quali sono le emozioni positive?

Le emozioni positive sono molto più numerose della sola gioia e la felicità, che subito ci vengono in mente.

In passato la psicologia si è molto più interessata allo studio delle emozioni negative come paura, rabbia, disgusto, lasciando da parte tutte le emozioni positive. Per anni queste ultime sono state messe in secondo piano, a causa dell’estrema difficoltà nello studiarle: le emozioni positive sono meno differenziate da quelle negative, cioè sono tutte rappresentate da una simile mimica facciale, innescano una scarsa o assente risposta fisiologica, non generano una specifica ed immediata azione verso qualcosa, ma sono più ponderate.

Ma nonostante queste difficoltà insite nel suo oggetto di studio. la psicologia positiva ha portato avanti negli ultimi decenni un fiorente filone di ricerca su di esse.

Barbara Fredrickson (2001), ricercatrice dell’Università della Carolina del Nord e tra le più esperte di emozioni positive, ha stilato l’elenco delle 10 principali emozioni positive: gioia, gratitudine, serenità, interesse, speranza, orgoglio, divertimento, ispirazione, ammirazione e amore.

L’autrice ha elaborato la Broaden-and-Build Theory nella quale descrive il ruolo evolutivo delle emozioni positive, che va ben oltre il piacere che provocano. Invece di limitare le nostre azioni come fanno le emozioni negative, quelle positive, aumentano il numero di possibilità che processiamo, rendendoci più riflessivi, creativi e aperti a nuove idee. Provare emozioni positive non ci rende solamente più creativi, ma favorisce un ampliamento delle nostre risorse intellettuali, fisiche e sociali di base, costituendo riserve a cui possiamo attingere quando si presenta una minaccia o un’opportunità.

 

I benefici delle emozioni positive

Tutti noi sperimentiamo emozioni positive e negative nella nostra vita. Le ricerche suggeriscono che quelle positive, oltre a farci sentire bene:

  • riducono e migliorano la gestione dello stress, poiché stimolano il pensiero e ci permettono di prendere decisioni più consapevoli ed informate. Le emozioni positive inoltre contribuiscono ad abbassare i livelli di cortisolo e ad attivare i circuiti neurali della ricompensa nel nostro cervello;
  • migliorano l’efficacia delle strategie di coping e potenziano la resilienza, poiché aiutano a trovare meccanismi di gestione migliori per affrontare situazioni avverse e stressanti (Fredrickson et al., 2001);
  • consentono di riprendersi dagli eventi negativi più rapidamente;
  • migliorano il benessere, che dipende non tanto dall’intensità quanto dalla frequenza con cui vengono provate emozioni positive o negative (Diener, Larsen, 1993). Infatti, mentre è importante che gli stati affettivi positivi siano frequenti, l’intensità non è una condizione necessaria per il benessere. Questo perché le emozioni positive intense hanno anche uno scotto da pagare in quanto sono, spesso, seguite da stati affettivi più deboli e possono influire negativamente sulla valutazione delle esperienze positive successive (e generalmente meno intense);
  • aumentano la longevità. Le emozioni positive sono associate ad una migliore qualità della vita, longevità e felicità di coppia. Uno degli studi più famosi sulle emozioni positive e longevità è stato realizzato su un campione di 180 suore. La ricerca prevedeva la realizzazione di un’accurata analisi delle autobiografie scritte a conclusione del noviziato da tutte le suore. Quando venne quantificato il tasso di sensazioni positive espresse negli scritti, si notò che le suore più allegre erano proprio quelle che vivevano più a lungo (Danner et al., 2001);
  • possono espandere la concentrazione e la capacità di memoria, senza rappresentare una forma di distrazione alle nostre prestazioni come le emozioni negative. L’ipotesi è stata avvalorata da uno studio condotto negli Stati Uniti che ha messo a confronto gruppi di studenti che avevano sperimentato emozioni positive o negative, rispetto a studenti che avevano sperimentato situazioni. I gruppi sono stati individualmente sottoposti ad un compito di attenzione selettiva ed elaborazione visiva e i risultati hanno mostrato che gli studenti che avevano sperimentato emozioni positive avevano performance migliori rispetto agli altri (Wadlinger & Isaacowitz, 2006);
  • migliora le nostre capacità percettive. Quando ci troviamo in uno stato d’animo positivo, riusciamo persino a percepire con maggiore precisione quello che c’è intorno a noi. Questo è proprio quello che è stato dimostrato in un recente studio realizzato all’Università di Toronto che ha rilevato come uno stato di umore positivo produce un notevole impatto sul modo in cui la corteccia visiva, parte del cervello responsabile della vista, processa le informazioni. Infatti, assumere un atteggiamento positivo ci consente di espandere la nostra visione periferica e, di conseguenza, cogliere elementi della realtà che altrimenti non riusciremmo ad osservare (Schmitz et al., 2009);
  • migliorano lo stato di salute, avendo effetti sia preventivi che terapeutici. Le emozioni positive potenziano il sistema immunitario e motivano a mettere in atto comportamenti sani (Salovey et al., 2000). Uno studio sperimentale, in cui i ricercatori, dopo aver somministrato un questionario volto a rilevare il livello di felicità, hanno iniettato ad alcuni individui una dose di virus del raffreddore, ha dimostrato come le emozioni positive rappresentano la causa diretta della buona salute: coloro che erano più felici avevano combattuto il raffreddore molto meglio rispetto alle persone meno felici (Cohen et al., 2003). Le ricerche scientifiche confermano che l’ottimismo, la speranza, la gioia, l’amore, la gratitudine e la curiosità verso la vita risulterebbero essere gli ingredienti principali sul complesso piatto della salute.

 

Ma come fare ad aumentare le emozioni positive?

È possibile incrementare l’esperienza di emozioni positive, andando a coltivare le potenzialità (o punti di forza del carattere), ovvero quelle disposizioni durevoli che fanno parte del nostro temperamento. La psicologia positiva ha individuato 24 di questi tratti, riassunti in 6 dimensioni (o virtù): saggezza e conoscenza, umanità, coraggio, giustizia, temperanza e trascendenza. Accrescendo questi tratti caratteriali, si arriverebbe a fare esperienza di emozioni positive autentiche e meritate, e a sentire quella gratificazione che ci fa appassionare a ciò che facciamo e che rende la nostra vita e le relazioni ricche di significato (Seligman, 2002).

Le emozioni positive come mezzo e non come risultato della nostra soddisfazione

L’ Harvard Study of Adult Development è probabilmente uno degli studi più lunghi mai effettuati, che ha permesso di osservare intere vite anno dopo anno. In questa ricerca gli studiosi si sono chiesti che cosa rendesse felici le persone nella loro esistenza. Per 75 anni, i ricercatori hanno seguito le vite di 724 uomini, informandosi sui più disparati argomenti, tramite questionari e colloqui faccia a faccia. Facendo domande sul lavoro, sulla quotidianità, sulla salute, esaminando le cartelle cliniche, sottoponendoli ad esami, insomma tutto il necessario per avere un report completo della vita di queste persone.

Dopo quasi ottant’anni, Shawn Achor ha sintetizzato le conclusioni dello studio nel libro “il vantaggio della felicità”, ribaltando l’idea comune che la felicità sia il frutto dei successi raggiunti. Noi siamo abituati a pensare alla felicità come a una conseguenza. Abbiamo desideri, ambizioni, obiettivi (nella nostra vita lavorativa, sociale, personale e familiare) e abbiamo la convinzione che raggiungere questi risultati ci renderà anche felici. Siamo convinti, in perfetta buona fede, che raggiungere un certo risultato ci renderà felici, ma molte volte questo non succede.

La felicità non è poi così tanto legata a quello che ci succede, alle circostanze, alle situazioni della nostra vita. Dipende molto di più dai nostri stati interni, da come guardiamo al mondo, da come interpretiamo situazioni ed eventi.

Il rapporto tra felicità e successo è tutto il contrario di come siamo abituati a pensare: non è che raggiungere i nostri obiettivi ci rende felici; piuttosto è probabile che essere felici possa aiutarci a raggiungere i nostri obiettivi. Quando abbiamo un atteggiamento mentale positivo, diventiamo più impegnati, creativi, motivati, energici, resilienti e produttivi sul lavoro: le persone più felici raggiungono più facilmente i loro obiettivi.

 

TIP n°2:

La felicità si può imparare, coltivando ottimismo, apertura, fiducia e possiamo utilizzare precise strategie (che scopriremo in seguito) per essere maggiormente felici. Questo, oltre a farci sentire ovviamente meglio, ci aiuterà a conseguire risultati migliori.

 

Bibliografia

Fredrickson, B. L. (2001). The Role of Positive Emotions in Positive Psychology. The Broaden-and-Build Theory of Positive Emotions. American Psychologist, 56, 218–226.

Schmitz, T. W., De Rosa, E., & Anderson, A. K. (2009). Opposing Influences of Affective State Valence on Visual Cortical Encoding. Journal of Neuroscience, 29, 7199-7207.

Wadlinger, H. A., & Isaacowitz, D. M. (2006). Positive mood broadens visual attention to positive stimuli. Motivation and Emotion, 30, 87–99.

Seligman, M. E. P. (2002). La costruzione della felicità. Sperling & Kupfer.

Achor, S. (2017). Il vantaggio della felicità. I sette principi della psicologia positiva che alimentano il successo e le performance. Scuola di Palo Alto.

Diener, E., & Larsen, R. J. (1993). The experience of emotional well-being. In M. Lewis & J. M. Haviland (Eds.), Handbook of emotions (pp. 405-415). New York, NY, US: Guilford Press.

Danner, D.D., Friessen, W.V., & Snowdon, D.A.(2001). Positive Emotions in Early Life and Longevity: Findings from the Nun Study. Journal of Personality and Social Psychology, 80, 804 – 813.

Cohen, S., Doyle, W.J., Turner, R.B., Alper, C.M., & Skoner, D.P. (2003). Emotional style and susceptibility to the common cold. Psychosomatic Medicine, 65, 652–657.

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È possibile incrementare l’esperienza di emozioni positive, andando a coltivare le potenzialità (o punti di forza del carattere), ovvero quelle disposizioni durevoli che fanno parte del nostro temperamento. La psicologia positiva ha individuato 24 di questi tratti.