Lo stress lavoro-correlato è il tema è il tema scelto dall’International Labour Organization (ILO) per la giornata mondiale 2016 per la salute e la sicurezza sul lavoro. La valutazione e la gestione del rischio stress lavoro-correlato possono rappresentare un investimento per gli imprenditori.

Che lo stress lavoro-correlato rappresenti un problema centrale di questi anni è noto da tempo [1]. Un’ulteriore conferma dell’attualità di questo tema viene dall’Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO) che ha dedicato proprio allo stress la giornata mondiale 2016 per la salute e la sicurezza sul lavoro [2]. Per l’occasione, è stata prodotta una relazione sull’impatto e i costi globali dello stress lavorativo, le soluzioni individuate dai diversi Paesi e gli ostacoli alle iniziative di prevenzione.

L’Organizzazione Internazionale del lavoro (ILO) è l’agenzia delle Nazioni Unite che si occupa di promuovere il lavoro dignitoso e produttivo in condizioni di libertà, uguaglianza, sicurezza e dignità umana per uomini e donne. L’ILO vanta ben 186 Stati membri ed è l’unica agenzia delle Nazioni Unite con una struttura tripartita.

Definire lo stress lavoro-correlato

Lo stress è stato definito dall’ILO come “la risposta fisica ed emotiva causata da uno squilibrio tra le domande percepite dall’ambiente e le risorse per farvi fronte”.

Lo stress lavoro-correlato è quella forma di stress “determinata dall’organizzazione, dalla progettazione e dai rapporti di lavoro e si verifica quando le domande lavorative non corrispondono o superano le capacità, le risorse o le esigenze del lavoratore”.

In particolare, i fattori dell’ambiente lavorativo in grado di causare stress vengono chiamati rischi psicosociali, definiti dall’ILO come “le interazioni tra ambiente di lavoro, contenuto del lavoro e condizioni organizzative e le capacità, le esigenze, la cultura e le situazioni personali dei lavoratori, che possono influenzare la salute, la performance e la soddisfazione lavorativa attraverso la percezione e l’esperienza”. Tra questi troviamo, ad esempio, il carico lavorativo, l’orario di lavoro, l’ambiente e le attrezzature, i conflitti con i colleghi e i superiori, i conflitti di ruolo e l’equilibrio casa-lavoro.

Stress e rischi emergenti

In un contesto storico di recessione e crisi economica, un crescente numero di persone è sottoposto a condizioni di stress cronico. Gli ultimi decenni hanno visto grandi cambiamenti nel mondo lavorativo come innovazioni tecnologiche, nuove forme di contratti e una grande quantità di lavoratori in condizioni di precarietà.

Ad esempio, da un recente sondaggio è emerso che il 25% dei lavoratori europei ha esperienza di stress lavoro-correlato per tutto o per la maggior parte del tempo lavorativo [3]. Da un’altro sondaggio è stato stimato che l’80% dei manager europei dichiara la propria preoccupazione per lo stress lavoro-correlato [4]. In Italia, l’indagine dell’Istat del secondo trimestre 2013 indica che oltre 230 mila lavoratori hanno sofferto problemi di stress, depressione o ansia legati al lavoro, mentre sono più di 6 milioni i lavoratori che percepiscono rischi di natura psicologica, con percentuali più alte per il carico di lavoro [5].

Valutare e ridurre il rischio stress

In base all’Accordo Europeo del 2004 [7], integrato nel Testo Unico per la salute e la sicurezza sul lavoro, il D.Lgs. 81/08 [8], ogni datore di lavoro ha il dovere di valutare la presenza di rischi psicosociali “attraverso l’analisi dei possibili indicatori di stress lavoro-correlato”. All’identificazione di un problema di stress lavoro-correlato, devono seguire delle “azioni per prevenirlo, eliminarlo o ridurlo”.

Queste si dividono in tre grandi categorie: la prima è la prevenzione primaria, tesa a modificare elementi dell’ambiente organizzativo o dell’organizzazione del lavoro al fine di ridurre l’esposizione a rischi psicosociali (ad es. riprogettazione del lavoro, interventi ergonomici, aumento di supporto e autonomia dei lavoratori, strategie di comunicazione, ecc.).

La prevenzione secondaria è invece mirata a ridurre l’impatto dei rischi psicosociali quando sia impossibile ridurne l’esposizione. Fanno parte di questa categoria gli interventi di formazione dei lavoratori sugli stili di coping, sugli stili di vita salubri e sulle tecniche di rilassamento, come il Biofeedback.

Infine, la prevenzione terziaria comprende gli interventi tesi a mitigare i danni dello stress sui lavoratori quando questi siano già evidenti, come ad esempio percorsi riabilitativi, di counseling o di psicoterapia [9].

6 motivi per introdurre interventi di gestione dello stress

Alcuni ricercatori si sono interrogati su quali siano i motivi per cui un’azienda dovrebbe preoccuparsi di valutare il rischio stress e introdurre interventi di prevenzione, riduzione e gestione del rischio [10].

1. Per migliorare l’efficienza: ridurre lo stress per ridurre i comportamenti associati ad una ridotta efficienza o performance organizzativa, come l’assenteismo e la ridotta motivazione. A tal proposito, un recente studio [11] ha calcolato o un beneficio economico annuo netto di € 13.62 per ogni euro speso in programmi di prevenzione e promozione della salute.
2. In risposta ad un evento drammatico o ad una serie di eventi: la morte prematura di un dipendente, problemi cardiovascolari diffusi tra i lavoratori o frequenti episodi di assenze possono essere ricondotti ad un elevato rischio stress.
3. Come semplice parte delle strategie di welfare organizzativo: alcuni datori di lavoro particolarmente responsabili considerano il benessere dei dipendenti una strategia chiave per il raggiungimento degli obiettivi organizzativi.
4. Per creare un’immagine positiva dell’azienda: essere visti come un’organizzazione responsabile e premurosa verso i propri dipendenti può creare un’immagine positiva dell’azienda, sia agli occhi dei futuri collaboratori (recruiting) sia agli occhi di clienti e stakeholder (marketing).
5. Per prevenire azioni legali da parte dei lavoratoriun’organizzazione ha il dovere di garantire un ambiente di lavoro sicuro. L’introduzione di misure di gestione del rischio stress è un modo per garantirsi una difesa di fronte ad eventuali accuse di danni ai lavoratori.
6. Perché altre organizzazioni stanno facendo qualcosaa volte, il semplice fatto che organizzazioni concorrenti stiano adottando misure di gestione del rischio stress è un motivo sufficiente per mettere in atto sistemi di prevenzione. Anche il welfare organizzativo è un elemento di competitività.
RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI:
[1] Hoel, H., Sparks, K., & Cooper, C. L. (2001). The cost of violence/stress at work and the benefits of a violence/stress-free working environment. Geneva: Report Com-missioned by the International Labour Organization (ILO). Holahan.
[2] International Labour Organization (2016). Workplace stress: A collective challenge – world day for safety and health at work. Disponibile su questo sito.
[3] Parent-Thirion, A., Vermeylen, G., van Houten, G., Lyly-Yrjänäinen, M., Biletta, I., Cabrita, J., et al. (2012). European foundation for the improvement of living and working conditions (eurofound) – fifth european working conditions survey. Luxembourg: Publications Office of the European Union.
[4] Eurofound, & EU-OSHA. (2014). Psychosocial risks in europe: Prevalence and strategies for prevention. Luxembourg: Publications Office of the European Union.
[5] ISTAT. (2014). Salute e sicurezza sul lavoro. II trimestre 2013). Roma: Statistiche Report.
[6] Levi, L., & Levi, I. (2000). Guidance on work-related stress: Spice of life or kiss of death? Luxembourg: Office for Official Publications of the European Communi-ties.
[7]  Monks, J., de Buck, P., Benassi, A. & Plassmann, R. (2004). Framework Agreement on Work Related Stress. European Social Partners at the Social Dialogue Commitee (2004). Louxemburg.
[8] Decreto Legislativo 81/08 s.m.i. – Testo Unico sulla Salute e Sicurezza sul Lavoro, (2008). Disponibile su questo sito.
[9] Clarke, S., & Cooper, C. L. (2004). Managing the risk of workplace stress: Health and safety hazards. London: Routledge, Taylor & Francis Group.
[10] Briner, R. B. (1997). Improving stress assessment: Toward an evidence-based approach to organizational stress interventions. Journal of Psychosomatic Research, 43(1), 61-71.
[11] Matrix (2013). Economic analysis of workplace mental health promotion and mental disorder prevention programmes and of their potential contribution to EU health, social and economic policy objectives. Health Programme of the European Union.
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