Si sente così spesso parlare di stress (in ambiente lavorativo, familiare e sportivo) che ormai lo si considera un fenomeno da dover accettare con rassegnazione, un dovuto prezzo da pagare per sostenere i ritmi frenetici odierni. È un aspetto talmente quotidiano nella nostra vita che si arriva facilmente a dare per scontata la sua presenza, sottovalutando le sue conseguenze sul piano della salute.

Lo stress è un fenomeno complesso da indagare in maniera esaustiva con una singola ricerca: numerosi sono i fattori che possono generare stress ed altrettanto vari i suoi effetti sul benessere psicologico, sullo stato di salute, sulle relazioni interpersonali, sull’efficienza lavorativa, senza contare i costi per il suo trattamento. Uno studio pubblicato su Hypertension, il giornale dell’American Heart Association, si è occupato nello specifico di valutare l’influenza dello stress sul sistema nervoso autonomo ed i suoi effetti sulla regolazione dell’attività cardiaca e vascolare.

La frequenza cardiaca e la pressione sanguigna a riposo sono state rilevate in un gruppo di persone di differente età e sesso, che lamentavano disturbi collegati allo stress lavoro-correlato (mobbing, insoddisfazione per il ruolo o per il salario), personale (relazioni interpersonali con il partner, amici, familiari) o familiare (caregiving verso un parente). È stato evidenziato come lo stress cronico derivante da tutte queste situazioni porti, a livello cardiaco, ad un incremento della pressione arteriosa e ad una ridotta efficienza dei barocettori (neurorecettori che regolano la pressione sanguigna), condizione che predispone all’insorgenza dell’ipertensione.

La disregolazione cardiaca è provocata principalmente da due componenti correlate tra loro: l’aumento dell’attività del sistema autonomo simpatico e il ritiro dell’azione del nervo vago (parasimpatico) sul cuore. In aggiunta, questa predominanza del sistema autonomo simpatico può anche indurre un’extra attivazione della Protein‐Chinasi C a livello cerebrale. A tal riguardo, un’altra ricerca pubblicata su Science riferisce che a livello della corteccia prefrontale l’eccesso di attività di questa proteina può portare ad una compromissione della memoria di lavoro, ad un’alterazione di pensieri e comportamenti, ad un accrescimento di distraibilità ed impulsività, ad un esacerbamento di patologie, qualora presenti, quali schizofrenia e disturbo bipolare.

Queste evidenze sottolineano ancora una volta come nell’essere umano i fattori genetici, il comportamento e lo stile di vita siano strettamente interconnessi tra loro. Lo stress, in quest’ottica, è quindi da considerare come un’importante spia che indica uno stato di allerta dell’organismo. Questa allerta, per essere funzionale e non dannosa, deve però manifestarsi solo in occasioni specifiche e per periodi di tempo molto ristretti. Nello stress cronico tale continua allerta è invece disfunzionale e pericoloso per la salute.


Per leggere l’articolo originale:
Lucini D, Di Fede G, Parati G, Pagani M. Impact of Chronic Psychosocial Stress on AutonomicCardiovascular Regulation in Otherwise Healthy Subjects. Hypertension. 2005; 46:1201‐1206.
BIBLIOGRAFIA:
Birnbaum SG, Yan PX, Wang M, Vijayraghavan S, Bloom AK, David DJ, Gobeske KT, Sweatt JD, Manji HK,Arnsten AFT. Protein Kinase C Overactivity Impairs Prefrontal Cortical Regulation of Working Memory. Science. 2004; 306:882‐884.
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