Da alcuni anni, si sente sempre più parlare di Heart Rate Variability (HRV), soprattutto nel mondo dello sport. Molte applicazioni mobile, utilizzate per pianificare le sessioni di allenamento, basano i propri suggerimenti e feedback proprio su questo indice (misurato con una fascia cardiofrequenzimetra) così come fanno molti allenatori esperti. Un’alta HRV significa un cuore più preparato agli sforzi richiesti dall’allenamento. Una bassa HRV significa che al momento è meglio riposare, per evitare il cosiddetto overtraining.

CHE COS’È L’HRV? È IMPORTANTE SOLO NELLO SPORT?

La risposta è no. La Variabilità della Frequenza Cardiaca è fondamentale per chiunque abbia un cuore, in senso letterale! Proprio come uno sportivo si allena con costanza per ottenere risultati migliori, anche il nostro cuore ha bisogno di uno specifico allenamento per essere pronto a fronteggiare lo stress quotidiano e adattarsi a tutte le nuove e diverse condizioni ambientali

L’HRV si riferisce ai fisiologici e continui cambiamenti del ritmo cardiaco, in relazione allo stato di salute psicologica e fisica e alle variazioni dello stato emozionale. Questa misura permette di stimare in modo non invasivo l’interazione tra il sistema nervoso simpatico e parasimpatico.

Il cuore non batte sempre con lo stesso ritmo, la frequenza cardiaca varia di battito in battito. Allenare la propria HRV comporta l’incremento della cosiddetta Aritmia Sinusale Respiratoria (RSA), una naturale oscillazione del ritmo cardiaco che segue le fasi della respirazione: quando inspiriamo aria all’interno dei nostri polmoni il battito aumenta, mentre quando espiriamo diminuisce.

Lo scopo di un training di HRV Biofeedback è andare ad aumentare proprio questa variabilità, espressa dalla differenza tra frequenza cardiaca massima e minima all’interno di un ciclo respiratorio.

PERCHÉ AUMENTARE LA PROPRIA HRV?

Queste oscillazioni cardiache riflettono l’attività omeostatica del cuore, ovvero l’insieme dei processi che permettono di passare da riposo a sforzo o, viceversa, di rilassarsi e ritornare ai valori di base senza trascinarsi un sovraccarico. In altre parole, una maggiore HRV è associata ad un cuore più sano, più flessibile, responsivo e pronto ad affrontare stress fisici, mentali e sociali.

QUALI PROBLEMI SONO CONNESSI AD UNA MINORE HRV?

L’assenza o la riduzione di queste oscillazioni rappresenta un rischio per possibili problemi cardiovascolari (ipertensione, ischemia, infarto del miocardio) che rappresentano la principale causa di morte nella nostra società (OMS, 2015). In particolare, chi sopravvive ad un attacco cardiaco diventa poi un malato cronico, con notevoli conseguenze sulla sua qualità di vita.

Una bassa variabilità della frequenza cardiaca è anche associata ai cosiddetti emotional disorders, come ansia e depressione. Infine, l’HRV viene spesso utilizzata come indicatore di stress. Per tutti questi motivi, un training finalizzato ad aumentare questo parametro può essere davvero utile in diverse situazioni, dalla salute alla qualità della vita, dal lavoro allo sport.

HRV BIOFEEDBACK

L’HRV Biofeedback è una semplice e comprovata procedura di allenamento che può essere facilmente praticata dalla maggior parte delle persone.

La strumentazione necessaria per il training di HRV Biofeedback è composta da un encoder (una specie di mixer) connesso a due sensori: una fascia respiratoria (una cintura posta intorno all’addome) e un fotopletismografo (un sensore che si applica al dito e che trasmette e riceve luce dai vasi sanguigni, restituendo il volume e il battito). Una volta applicati, questi sensori permettono di visualizzare in tempo reale il ritmo respiratorio e quello cardiaco sullo schermo del computer.

Un esempio di schermo visualizzato durante una seduta di HRV Biofeedback. In rosso la frequenza cardiaca e in blu quella respiratoria. L’obiettivo del training è aumentare la sincronia tra le due curve, massimizzando la differenza tra frequenza massima e frequenza minima.

Durante i 10 incontri che costituiscono il training, passo dopo passo, è possibile imparare a respirare in maniera naturale e non forzata ad un ritmo più lento, impiegando l’addome e prolungando la fase di espirazione. Disponendo di un feedback continuo dell’attività respiratoria e cardiaca, è possibile individuare la propria Frequenza di Risonanza, cioè la frequenza respiratoria alla quale corrisponde la massima variabilità della frequenza cardiaca.

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