La gestione dello stress è oggi una delle competenze trasversali più ricercate nei propri collaboratori

Le etichette e i termini utilizzati nei CV sono cambiati nel corso degli anni e le competenze tecniche hanno in parte lasciato spazio alle cosiddette competenze trasversali (non-technical skills): comunicazione, leadership, team working, time management, ecc.

Tra queste competenze, la gestione dello stress è sempre stata considerata centrale nella valutazione e nella selezione dei propri collaboratori. Essa rappresenta la capacità di far fronte e superare con successo situazioni critiche, forti sollecitazioni cognitive ed emotive, pressioni temporali e sociali, grazie alla presenza di caratteristiche personali o strategie funzionali.

Possedere una buona capacità di gestione dello stress non rappresenta un vantaggio nel solo campo lavorativo, ma anche in quello personale in termini di promozione e salvaguardia della propria salute.

Lo stress non è uno stato di per sé patologico

Lo stress è una risposta fisiologica ed adattiva, che ci prepara ad affrontare una situazione che richiede un cambiamento. Senza tale risposta non saremmo in grado di reagire alle modificazioni del nostro ambiente. Per questo motivo si parla di eustress, lo stress positivo.

Solo in alcune condizioni, quando la richiesta di cambiamento perdura o si ripresenta nel
tempo,  lo stress diventa cronico, generando risposte disadattive che a lungo termine si associano a disturbi o disfunzioni, con grandi problemi per la salute dell’individuo e costi elevati per l’organizzazione.

A livello individuale

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Aumento cronico della
pressione arteriosa
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Diete ipercaloriche
colesterolo alto
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Aumento cronico della
tensione muscolare
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Frequenza cardiaca elevata
e poco variabilie
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Maggior uso di sostanze
(alcool, fumo, stupefacenti)
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Distrazione, insoddisfazione,
tono dell’umore basso
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Emicrania
e cefalea tensiva
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Ipertensione,
cardiopatia e infarto
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Stanchezza, sonnolenza
e disturbi del sonno
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Disturbi gastrointestinali
(gastriti, ulcere, ecc.)
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Ansia, burnout
e depressione
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Disturbi muscoloscheletrici
(dolore a schiena, spalle ecc.)

A livello organizzativo

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Maggior numero di incidenti
e danni alle attrezzature
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Maggiore assenteismo
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Elevato turnover
e costi associati
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Scioperi del personale
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Presenteismo, distrazioni
e scarsa motivazione
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Lamentele, richiami
e insoddisfazione
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Richieste di indennizzo
e azioni legali
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Maggior numero di infortuni
e malattie professionali
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Conflitti sul lavoro
e contenziosi
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Danni alla reputazione
e all’immagine dell’azienda
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Ridotta efficienza
e perdita di produttività
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Pensionamento anticipato
o prematuro

BIOFEEDBACK TRAINING PER LA GESTIONE DELLO STRESS LAVORO-CORRELATO

BIOFEEDBACK TRAINING PER LA GESTIONE DELLO STRESS LAVORO-CORRELATO

Il Biofeedback è una procedura di autoregolazione che insegna a modificare volontariamente la propria attività fisiologica per gestire lo stress e migliorare le proprie prestazioni. Hai mai pensato di poter controllare volontariamente la tua frequenza cardiaca?

Nel Biofeedback, i propri parametri fisiologici (battito, respirazione, tensione muscolare, ecc.) vengono misurati e mostrati su uno schermo in tempo reale, così da permettere di associare determinate sensazioni, pensieri ed emozioni ai cambiamenti nei segnali registrati.

Che cosa offre in più rispetto ad altre tecniche di gestione dello stress?

Promuove l’autoregolazione, non il semplice rilassamento

Le tecniche di rilassamento (training autogeno, ipnosi, meditazione, ecc.) favoriscono una riduzione del livello di attivazione. Il Biofeedback permette invece di agire in entrambe le direzioni: ridurre la propria attivazione quando è eccessiva, aumentarla quando è invece utile essere attivi. In altre parole, mentre le prime sono tecniche di “riduzione dello stress“, il Biofeedback è una procedura di “gestione dello stress“, ovvero di regolazione ottimale delle proprie risposte fisiologiche.

Agisce sulla risposta, non solo sul recupero

Mentre le tecniche di rilassamento promuovono un ritorno ai valori iniziali (cioè il recupero) dopo la risposta ad una situazione stressante, il Biofeedback permette anche di modulare l’intensità della risposta in corso allo stress, al fine di gestire al meglio le proprie risorse fisiologiche.

Favorisce un ruolo attivo

Al contrario di altre tecniche di rilassamento, nel Biofeedback la persona riveste un ruolo attivo: non si limita a seguire passivamente le istruzioni del trainer ma è lei stessa a trovare le strategie di autoregolazione più efficaci per sé.

Non ricorre alla suggestione, né a discipline orientali

Molte tecniche, come l’ipnosi, si fondano sull’abilità del trainer di suggestionare la persona, in modo da favorire stati di rilassamento. Similmente, altri approcci, come la meditazione trascendentale, risultano più efficaci su persone che “abbracciano” alcune filosofie orientali.

Il Biofeedback, al contrario, si fonda semplicemente sull’idea che ciò che può essere misurato può essere anche modificato. Le solide basi scientifiche, la trasparenza e l’utilizzo di apparecchiature elettromedicali forniscono al Biofeedback un maggior credito anche agli occhi dei più scettici.

Permette una gestione selettiva delle risposte allo stress

Tutte le tecniche citate finora producono una risposta di rilassamento generalizzata, senza discriminare tra risposte specifiche (es. tensione muscolare, frequenza cardiaca). Al contrario, il Biofeedback agisce selettivamente sulle risposte disfunzionali osservate nella persona (es., tensione muscolare nella cefalea, frequenza cardiaca nell’ipertensione).

Non è mediato da altre funzioni

Un training di Biofeedback agisce direttamente sui parametri fisiologici di interesse (es., riduzione diretta della frequenza cardiaca), mentre in altre tecniche, come nel rilassamento muscolare progressivo, l’azione è sempre mediata dal controllo di un determinato parametro (es. rilassamento generalizzato come risultato di una ridotta tensione muscolare).

Il training è breve, strutturato e di efficacia misurabile

Un training di Biofeedback dura mediamente 10 sessioni, compresa una valutazione iniziale ed una restituzione finale dei risultati raggiunti. L’alto grado di strutturazione dei protocolli permette di monitorare l’apprendimento delle tecniche di autoregolazione, correggendole in itinere laddove fosse necessario.

 

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Il training è breve, strutturato e di efficacia misurabile

Un training di Biofeedback dura mediamente 10 sessioni, compresa una valutazione iniziale ed una restituzione finale dei risultati raggiunti. L’alto grado di strutturazione dei protocolli permette di monitorare l’apprendimento delle tecniche di autoregolazione, correggendole in itinere laddove fosse necessario.

 

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