Lo stress lavoro-correlato rappresenta un costo significativo per gli individui, per le organizzazioni e per la società nel suo complesso. La quantificazione di tali costi non è facile, poiché le variabili in gioco sono molte e non tutte controllabili. Tuttavia, si stima che a livello nazionale lo stress comporti almeno il 10% dei costi pubblici legati a problemi di salute legati al lavoro. Poiché questi costi variano dal 2.6 al 3.8% dei Pil nazionali, è stata desunta una spesa collettiva a carico dell’Unione Europea di circa 20 miliardi di euro all’anno (Levi & Levi, 2000). Ma a cosa sono dovuti questi costi?

Lo stress lavoro-correlato si distingue tra le cause di malattia professionale più riferite nell’Unione Europea. La 4th European Working Condition Survey (Parent-Thirion, Macías, Hurley e Vermeylen, 2007), condotta nel 2005 su circa 30.000 lavoratori europei, mostrò infatti che più del 22% di essi si sentiva sottoposto a SLC, secondo soltanto a mal di schiena e dolori muscolari. La prevalenza risultò maggiore nei nuovi Stati membri dell’UE rispetto ai vecchi, e in alcuni settori lavorativi, come quello educativo e quello sanitario (Milczarek, Rial-González e Schneider, 2009). Il dato è confermato dai risultati della 5th European Working Condition Survey (Parent-Thirion et al., 2012) condotta su quasi 45.000 lavoratori. Dai risultati emerse che circa il 25% dei lavoratori europei ha esperienza di SLC per tutto o per la maggior parte del tempo lavorativo.

In Italia, un’indagine dell’ISTAT (2014) relativa al secondo trimestre 2013, indica che oltre 2 milioni di lavoratori, tra occupati e non occupati con una precedente esperienza di lavoro, dichiarano di aver sofferto problemi di salute legati all’attività lavorativa, di cui l’11.9% ha sofferto problemi di natura psicologica come stress, depressione o ansia, al terzo posto tra le fonti di malattia professionale. La percentuale aumenta (17.1%) se ci si concentra sulla sola popolazione degli occupati. Sono invece 6 milioni e 55 mila (27% del totale) gli occupati che percepiscono almeno un fattore di rischio per di origine psicologica derivante dal lavoro (tra minacce o violenze fisiche, fenomeni di prepotenza o vessazione, tempistiche pressanti o carico di lavoro eccessivo). Il carico o ritmo di lavoro è il fattore maggiormente riportato come un rischio per la salute, indicato da circa un quarto degli occupati (25.3%).

Per quanto riguarda i costi dello stress sul lavoro, diversi autori (ad es., Bortolato,2013; Chandola, 2010; Hoel et al., 2001; Levi e Levi, 2000) distinguono tre categorie: costi individuali, organizzativi e sociali.

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COSTI PER L’INDIVIDUO

A livello individuale, le stime dei costi sono principalmente riferite alle spese sanitarie per fronteggiare le conseguenze dello stress lavorativo sulla salute (disturbi cardiovascolari, cardiaci, metabolici, immunitari, muscoloscheletrici, ecc.). Ai costi tangibili dello stress, costituiti dalle visite mediche, i farmaci e le cure ospedaliere, vanno poi aggiunte la perdita del reddito durante l’assenza dal lavoro e le spese sostenute da amici e familiari (Hoel et al., 2001). Infine, non sono da sottovalutare i costi intangibili sostenuti dall’individuo, anche definiti “costi umani” dello stress, come il dolore, la paura e una ridotta qualità della vita (ibidem), oltre ad un impoverimento nelle relazioni con i familiari (Crouter, Bumpus, Head e McHale, 2001) e ad una minore soddisfazione lavorativa (Cavanaugh, Boswell, Roehling e Boudreau, 2000).

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COSTI PER L’AZIENDA

A livello organizzativo, un indice di costo frequentemente riportato è costituito dal numero di giornate perse a causa dello stress lavorativo: (1) il fenomeno dell’assenteismo. Una rassegna di 10 studi longitudinali svolti dal 2000 al 2009 (Chandola, 2010) mostra come lo SLC sia associato ad un aumento dal 10 al 56% delle assenze. Alcuni dati nazionali vanno nella stessa direzione: nel Regno Unito, ad esempio, è stata recentemente stimata una perdita di 9.9 milioni di giornate lavorative dovuta a stress, depressione o ansia, pari al 43% di tutte le giornate lavorative perse a causa di malattie nel periodo 2014/2015 (HSE, 2015).

Nell’interrogarsi sulla relazione tra stress e assenteismo, è necessario considerare anche il ruolo giocato dal (2) presenteismo: “quando le persone continuano ad andare a lavoro nonostante le lamentele e la cattiva salute dovrebbero indurre al riposo e all’assenza” (Aronsson e Gustafsson, 2005), che può altresì rappresentare un costo per le organizzazioni, di più difficile quantificazione rispetto all’assenteismo ma di entità perfino maggiore (Hemp, 2004).

Secondo Hoel e collaboratori (2001), ulteriori fattori da prendere in considerazione per stimare i costi dello stress per un’organizzazione sono: (3) il pensionamento prematuro dei dipendenti; (4) i costi del turnover, in termini di reclutamento, formazione e sviluppo di nuovi collaboratori (Berry, Lelchook e Clark, 2012); (5) i reclami, e le richieste di contenzioso legale e indennizzo; (6) eventuali danni alle attrezzature, dovuti a incidenti ed errori. Infine, gli autori includono i costi dovuti alla (7) perdita di produttività ai (8) danni all’immagine pubblica e alla reputazione dell’azienda.

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COSTI PER LA SOCIETÀ

Infine, è disponibile un’ampia letteratura per quanto riguarda i costi sostenuti dalla collettività dovuti allo stress lavoro-correlato, spesso riportati in termini di percentuali del prodotto interno lordo, costi della sanità o dell’industria nazionale (Brun e Lamarche, 2006). Di particolare importanza è il rapporto pubblicato dalla Commissione Europea per l’Occupazione e gli Affari Sociali nel 2000 (Levi e Levi, 2000) in cui viene stimato, sulla base dei risultati di alcune ricerche (Levi e Lunde-Jensen, 1996; Davies e Teasdale, 1994), che almeno il 10% dei costi pubblici derivanti da problemi di salute professionale sia da attribuirsi allo SLC. Poiché le stime di tali costi variano dal 2.6 al 3.8% dei Pil nazionali, è stata desunta una spesa collettiva a carico dell’Unione Europea di circa 20 miliardi di euro all’anno. Tuttavia, sono gli stessi autori a precisare che si tratta di una sottostima (Levi e Levi, 2000).

La quantificazione dei costi dello stress, in particolare quelli a carico delle aziende, rappresenta una sfida di difficile soluzione a causa della loro visibilità solo parziale, anche se alcuni autori hanno proposto dei metodi di stima (ad es., Brun e Lamarche, 2006; Tangri, 2003). Tale scarsa visibilità rischia di rendere più salienti – agli occhi dei datori di lavoro – gli oneri dei programmi di prevenzione, dando l’impressione che questi ultimi siano superiori ai benefici che può trarne l’organizzazione (Bortolato, 2013; Levi e Lunde-Jensen,
1996).

Tuttavia, in un recente report commissionato dall’European Agency for Health and Consumers (Matrix, 2013), è stato stimato un guadagno fino a 13.62 euro per ogni euro speso in programmi di prevenzione dei disturbi mentali e di promozione della salute mentale sul lavoro. Il Biofeedback, in particolare, rappresenta un metodo promettente per migliorare le abilità di gestione dello stress dei propri collaboratori.


Riferimenti bibliografici:

Aronsson, G., & Gustafsson, K. (2005). Sickness presenteeism: Prevalence, attendance-pressure factors, and an outline of a model for research. Journal of Occupational and Environmental Medicine, 47(9), 958-966.

Bortolato, S. (2013). I costi tangibili e intangibili del disagio organizzativo. In N. A. De Carlo, A. Falco & D. Capozza (Eds.), Stress, benessere organizzativo e performance (pp. 201-233). Milano: FrancoAngeli.

Berry, C. M., Lelchook, A. M., & Clark, M. A. (2012). A meta‐analysis of the interrelationships between employee lateness, absenteeism, and turnover: Implications for models of withdrawal behavior. Journal of Organizational Behavior, 33(5), 678-699.

Brun, J., & Lamarche, C. (2006). Assessing the costs of work stress. Université Laval, Quebec, Canada. Consultabile online: http://Www.Cgsst.Com/Chaire/Stock/Eng/doc273-809.Pdf

Cavanaugh, M. A., Boswell, W. R., Roehling, M. V., & Boudreau, J. W. (2000). An empirical examination of self-reported work stress among US managers. Journal of Applied Psychology, 85(1), 65.

Chandola, T. (2010). Stress at work. London: The British Academy.

Crouter, A. C., Bumpus, M. F., Head, M. R., & McHale, S. M. (2001). Implications of overwork and overload for the quality of men’s family relationships. Journal of Marriage and Family, 63(2), 404-416.

Davies, N. V., & Teasdale, P. (1994). The costs to the british economy of work accidents and work-related ill health HSE Books London.

Hoel, H., Sparks, K., & Cooper, C. L. (2001). The cost of violence/stress at work and the benefits of a violence/stress-free working environment. Geneva: Report  ommissioned by the International Labour Organization (ILO).

HSE. (2015). Work related stress, anxiety and depression statistics in Great Britain 2015.Health and Safety Executive – National Statistics

ISTAT. (2014). Salute e sicurezza sul lavoro No. II trimestre 2013). Roma: Statistiche Report.

Levi, L., & Levi, I. (2000). Guidance on work-related stress: Spice of life or kiss of death?. Luxembourg: Office for Official Publications of the European Communities.

Levi, L., & Lunde-Jensen, P. (1996). A model for assessing the costs of stressors at national level: Socio-economic costs of work stress in two EU member states. european foundation for the improvement of living and working conditions. Luxembourg: Office for Official Publications of the European Communities.

Milczarek, M., Rial-González, E., & Schneider, E. (2009). European agency for safety and health at work. OSH [occupational safety and health] in figures: Stress at work-facts and figures. Luxembourg: Office for Official Publications of the European Communities.

Parent-Thirion, A., Macías, E. F., Hurley, J., & Vermeylen, G. (2007). European foundationfor the improvement of living and working conditions (eurofound) – fourth european working conditions survey. Luxembourg: Publications Office of the European Union.

Parent-Thirion, A., Vermeylen, G., van Houten, G., Lyly-Yrjänäinen, M., Biletta, I., Cabrita, J., et al. (2012). European foundation for the improvement of living and working conditions (eurofound) – fifth european working conditions survey. Luxembourg: Publications Office of the European Union.

Tangri, R. (2003). Stress costs, stress cures. Trafford Publishing.

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