Molti credono che il successo di un rigore sia determinato semplicemente dalla fortuna, piuttosto che dalla capacità del calciatore. Ma se questa convinzione fosse corretta, allora la probabilità di segnare sarebbe uguale per tutte le squadre. Al contrario, le statistiche sportive indicano che alcune squadre segnano più spesso di altre. Quindi a cosa è dovuto il successo di un rigore?

Se il successo di un rigore fosse unicamente legato alla fortuna, non ci sarebbe alcuna relazione tra il colpo e il risultato. Esistono invece diversi studi che mostrano come certi comportamenti, messi in atto dal calciatore, anche sulla base della pressione emotiva avvertita durante la performance, abbiano un chiaro effetto negativo sull’esito. Ad esempio, posizionare la palla e calciare in tutta fretta (in meno di 1 secondo dal fischio dell’arbitro) riduce la probabilità di segnare del 22% [1]. Mentre festeggiare per il rigore appena realizzato aumenta la probabilità che anche il tiro successivo vada a segno, riducendo contemporaneamente la probabilità di successo della squadra avversaria [2].

La pressione avvertita dal calciatore durante i calci di rigore è influenzata dal controllo percepito sulla situazione. I calciatori che attribuiscono il successo di un rigore alla fortuna (basso controllo percepito) sono anche quelli che provano un maggiore livello di ansia [3]. Il controllo percepito è anche influenzato da fattori esterni, come l’intervallo tra i tempi supplementari ed i rigori, l’impossibilità di conoscere la selezione dei rigoristi e l’ordine di tiro e il tempo di attesa del proprio turno [4].

L’ansia conseguente una ridotta percezione di controllo, a sua volta, influenza il gesto tecnico: il calciatore tende a fissare il portiere, invece di concentrarsi sul punto dove conviene tirare. Inoltre, viene ridotta la capacità di elaborare le informazioni sul tiro (velocità, forza e direzione), comportando una minore efficienza ed una ridotta probabilità di successo [5].

Per quanto poco conosciuti, esistono degli specifici programmi di allenamento per i calci di rigore, in cui si lavora sul perfezionamento della tecnica di tiro al fine di aumentare la percezione di controllo del calciatore. I giocatori vengono allenati a spostare la propria attenzione su alcune zone ottimali della porta (ad es., gli angoli superiori) per il tempo necessario ad elaborare tutte le informazioni utili per la programmazione del tiro [6, 7]. Questo garantisce una maggiore accuratezza e un’aumentata probabilità di segnare.

Questi programmi affiancano la cura del gesto tecnico alla consapevolezza delle variabili psicologiche rilevanti per la prestazione. Un primo passo consiste proprio nello “sfatare” la convinzione che sia una questione di fortuna. Comprendere di avere il controllo sul risultato permette di ridurre il disagio e l’ansia da prestazione. Parallelamente, è utile lavorare sulle condizioni che possono aumentare la pressione e l’ansia percepite dai giocatori, valutando il ruolo giocato dall’insicurezza e dalla paura di fallire. Per migliorare la gestione dello stress in queste situazione è possibile simulare le condizioni precedenti al rigore, lavorando sulla creazione di routine pre-partita che aiutino a prepararsi adeguatamente e a ridurre l’ansia provata.

E’ solo senza un’adeguata preparazione che si rischia davvero di essere nelle mani della fortuna.

La preparazione mentale dei giocatori è quindi molto importante, sia durante il calcio di rigore, rendendo consapevole il giocatore dei gesti tecnici (sguardo verso l’area della porta, tiro senza fretta, concentrazione sul movimento) e delle strategie mentali più efficaci (self-talk positivo, problem solving, mental imagery), sia al di fuori del campo. Oltre ad utilizzare le metodologie classiche della psicologia dello sport, oggi è possibile impiegare delle tecniche innovative basate sulle neuroscienze, come il Biofeedback, al fine di migliorare la gestione delle proprie risposte fisiologiche durante le situazioni più stressanti.


BIBLIOGRAFIA:
[1] Jordet, G., Hartman, E., & Sigmundstad, E. (2009). Temporal links to performing under pressure in international soccer penalty shootouts. Psychology of Sport and Exercise, 10, 621-627.
[2] Moll, T., Jordet, G., & Pepping, G.-J. (2010). Emotional contagion
in soccer penalty shootout: Celebration of individual success is associated with ultimate team success. Journal of Sports Sciences, 28, 983-992.
[3] Jordet, G., Elferink-Gemser, M. T., Lemmink, K. A. P. M., & Visscher, C. (2006). The “Russian roulette” of soccer? Perceived control and anxiety in a major tournament penalty shootout. International Journal of Sport Psychology, 37, 281–298.
[4] Jordet, G., & Elferink-Gemser, M. T. (2012). Stress, coping, and emotions on the world stage: The experience of partecipating in a major soccer tournament penalty shootout. Journal of Applied Sport Psychology, 24, 73-91.
[5] Wilson, M. R., Wood, G., & Vine, S. J. (2009). Anxiety, attentional control and performance impairment in penalty kicks. Journal of Sport & Exercise Psychology, 31, 761–775.
[6] Wood, G., & Wilson, M. R. (2011). Quiet-eye training for soccer penalty kicks. Cognitive processing, 12, 257-266.
[7] Wood, G., & Wilson, M. R. (2012). Quiet-eye training, perceived control and performing under pressure. Psychology of Sport & Exercise, 13, 721-728.
[8] Wood, G., Jordet, G., & Wilson, M.R. (2015). On winning the “lottery”: psychological preparation for football penalty shoot-outs. Journal of Sports Science, 33, 1758-65.
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